Vangelo del giorno
12/01/2017: Mc 1, 40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò [...]

Comunità Familiari di evangelizzazione

Anche nella nostra collaborazione pastorale della città di Treviso dopo un corso di evangelizzazione tenutosi nell’Avvento del 2010 sono nate le comunità familiari di evangelizzazione. Per chi fosse interessato a conoscerle e a farne parte qui è riportata una breve presentazione dell’esperienza. Per informazioni e contatti fare riferimento alla canonica del duomo di Treviso e chiedere di don Edy (cellulare 340-8047722 oppure all’indirizzo di posta elettronica)

 

Presentazione in Powerpoint (Clicca qui)

Comunità Familiari

La Famiglia soggetto di Pastorale

e le Comunità Familiari di Evangelizzazione

 

Il presupposto che sta alla base del sistema delle CFE è che il dono sacramentale del matrimonio abilita gli sposi cristiani a trasformare in una vera e propria “chiesa”, anche se limitata all’ambito domestico, l’insieme delle persone che il magistero chiama la “comunità familiare”. “La comunione dei coniugi dà inizio alla comunità familiare” (Lettera alle famiglie 7).

Attorno alla comunione d’amore di una coppia di coniugi, infatti, per naturale disposizione ruotano non solo i figli, ma anche i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro ed i vicini di casa.

La CFE è, dunque, composta da 14-15 persone al massimo, di differenti stati di vita (sposati, separati, divorziati, singoli, consacrati, ecc.) e di diverse età.

Si riunisce settimanalmente o quindicinalmente nella casa della coppia di sposi che ne costituisce il punto di riferimento. Insieme costituiscono “la chiesa che si riunisce nella loro casa”(Rm 16,5) per lodare il Signore, ascoltare la sua Parola e vivere rapporti di fraternità e di amicizia, ma soprattutto per evangelizzare.

Lo scopo della CFE è, attraverso l’opera evangelizzatrice di ciascuno dei membri che la compongono, accogliere continuamente nuovi fratelli che sono arrivati finalmente a sperimentare nella loro vita l’immenso amore del Signore. Pertanto una CFE è destinata costantemente, come la famiglia, a generare delle CFE-figlie con il crescere dei suoi membri.

“Secondo il dinamismo tipico di ogni esperienza cristiana ed ecclesiale, da comunità credente ed evangelizzata, la famiglia cristiana diventa comunità evangelizzante. Lo diventa realmente «nella misura in cui accoglie il Vangelo e matura nella fede» (FC 52). Lo diventa per una vocazione radicata nel battesimo e precisata e corroborata col dono sacramentale del matrimonio. Lo diventa, innanzitutto, con il suo stesso “esserci” come famiglia cristiana: come tale, infatti, essa è partecipe del mistero dell’amore di Dio e del suo pieno compimento nella Pasqua di Cristo.

Nell’ottica della nuova evangelizzazione, il contributo delle famiglie per la testimonianza e l’irradiazione del Vangelo assume grande importanza e può rivestire diverse forme. In particolare, risulta opportuna l’opera di coppie e famiglie che mettono a disposizione la loro casa per momenti di ascolto della Parola di Dio e sanno chiamare a questo confronto altre coppie e famiglie del quartiere o del vicinato.” (DIRETTORIO DI PASTORALE FAMILIARE 141)

Il sistema delle CFE non è un nuovo metodo aggregativo, bensì si tratta di una “articolazione pastorale” della parrocchia che vuol mettere in risalto la rete relazionale umana presente nel territorio e la soggettività sacramentale della famiglia.

Come abbiamo detto, infatti, la CFE si fonda sul dinamismo naturale per il quale gli sposi gradualmente costruiscono attorno a sé dei legami relazionali che, pur variando d’intensità, come a cerchi concentrici si allargano dai figli, ai parenti, ai vicini, ai colleghi, agli amici. Ed altresì si fonda soprattutto sulla grazia sacramentale del matrimonio che conferisce agli sposi un dono e un compito specifico nel costruire attraverso la propria “chiesa domestica” la comunità cristiana più ampia che si raduna attorno alla mensa eucaristica.

Riportiamo qui, come ulteriore indicazione magisteriale, alcuni brani della catechesi di papa Benedetto XVI all’Udienza Generale del 7 febbraio 2007 dedicata ad Aquila e Priscilla:

“Quando da Efeso l’apostolo Paolo scrive la sua Prima Lettera ai Corinzi, insieme ai propri saluti manda esplicitamente anche quelli di «Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa» (16,19). Veniamo così a sapere del ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l’Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco “ekklesìa” – la parola latina è “ecclesia”, quella italiana “chiesa” – che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce la Chiesa, la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I cristiani, infatti, fin verso il secolo III non avevano propri luoghi di culto (…) . Nella prima metà del I secolo e nel II secolo, le case dei cristiani diventano vera e propria “chiesa”. (…)

Grazie alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva crescere non solo grazie agli Apostoli che lo annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l’impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l’“humus” alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa. In particolare, questa coppia dimostra quanto sia importante l’azione degli sposi cristiani. Quando essi sono sorretti dalla fede e da una forte spiritualità, diventa naturale un loro impegno coraggioso per la Chiesa e nella Chiesa. La quotidiana comunanza della loro vita si prolunga e in qualche modo si sublima nell’assunzione di una comune responsabilità a favore del Corpo mistico di Cristo, foss’anche di una piccola parte di esso. Così era nella prima generazione e così sarà spesso.

Un’ulteriore lezione non trascurabile possiamo trarre dal loro esempio: ogni casa può trasformarsi in una piccola chiesa. Non soltanto nel senso che in essa deve regnare il tipico amore cristiano fatto di altruismo e di reciproca cura, ma ancor più nel senso che tutta la vita familiare, in base alla fede, è chiamata a ruotare intorno all’unica signoria di Gesù Cristo. Non a caso nella Lettera agli Efesini Paolo paragona il rapporto matrimoniale alla comunione sponsale che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr Ef 5,25-33). Anzi, potremmo ritenere che l’Apostolo indirettamente moduli la vita della Chiesa intera su quella della famiglia. E la Chiesa, in realtà, è la famiglia di Dio. Onoriamo perciò Aquila e Priscilla come modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana. E troviamo in loro il modello della Chiesa, famiglia di Dio per tutti i tempi.”